CITAZIONE (Publio Aurelio @ 16/3/2009, 18:11)
Bah guarda...a me piacciono abbastanza i libri di Manfredi, ma non tutti possono essere definiti dei romanzi storici: tipo in quest'ultimo libro che ha citato, la fantasia ha superato di gran lunga la verità storica e, per me, il libro ci perde
Caro Publio,
Lo scrittore-storico-archeologo Robert Graves, a conclusione del suo romanzo-capolavoro:
"Io, Claudio", una sorta di autobiografia apocrifa dell'imperatore succeduto a Caligola (e amico del "nostro" Publio Aurelio), fa scrivere a Claudio, dopo la sua repentina ed inaspettata nomina a Imperatore:
"
...come Imperatore avrei avuto modo di consultare gli archivi a mio piacimento, per vagliare il grado di autencità di certi resoconti che mi sembravano scarsamente attendibili ed appurare la realtà dei fatti storici.
E adesso il lettore può giudicare se ho saputo, o no, valermi dell'occasione offertami dal Destino.
In fede mia ritengo di non aver abusato nemmeno di quella libertà che è tuttavia un privilegio dello storiografo provetto, della libertà cioè di inventar di sana pianta i dialoghi relativi ad argomenti dei quali conosce tutt'al più, e solo vagamente, la sostanza.
"Certo, al puzzle della Storia romana antica mancano parecchi tasselli, ma nel caso di Giulio Cesare possiamo dire di avere resoconti abbastanza completi, infatti, non c'è nessun'altra epoca dell'antichità sulla quale noi siamo meglio informati: dopo la perdita dei corrispondenti libri di Tito Livio, dei quali ormai non ci rimangono che il capitolo di Orosio e le
Periochae, le altre narrazioni sono quelle di Dione Cassio, Appiano, Velleio Patercolo, le biografie di Plutarco e di Svetonio, per non parlare delle orazioni di Cicerone; oltre, naturalmente ai
commentarii dello stesso Giulio Cesare.
Tuttavia, sulle Idi di Marzo, da parte degli stessi storici antichi, c'è parecchia reticenza.
Qualche informazione ai congiurati (che erano tutti complottatori dilettanti) dev'essere pur scappata. Non si spiegherebbero altrimenti i "prodigi" che precedettero la morte di Cesare: le statue del Foro imbrattate di sangue, le vacche che salivano sui tetti delle case e gli indovini tipo Spurinna, quello che lo esortò a "guardarsi dalle Idi di Marzo". Questi "prodigi" saranno stati probabilmente gli avvertimenti di qualcuno, ai margini della congiura, che avrà saputo ma che non avrà voluto esporsi più di tanto.
Se, quindi, qualcuno si azzarda a "ricamare" sopra la storia passata, su fatti che, tutto sommato, sappiamo come "siano andati comunque a finire", non dobbiamo essere troppo severi. Anche perché, pur sapendo che la Storia non si fa con i "Se", noi caschiamo sempre in questa tentazione (è un peccato veniale). Se un autore moderno si prende la briga di ipotizzare una sorta di "controcongiura" per impedire l'assassinio di Cesare (assassinio che, sia detto per inciso, prolungò la guerra civile romana di almeno altri vent'anni), dobbiamo quindi farcene una ragione e domandarci piuttosto: "Se Cesare fosse riuscito a sopravvivere all'attentato, come sarebbe cambiata la Storia antica? E come saremmo noi oggi?" E questo autorizza a "ricamare" su qualsiasi Storia, e su qualsiasi "Se". Appunto, come diceva Graves, anche a costo di:
"Inventar di sana pianta i dialoghi [ed anche i fatti]
relativi ad argomenti dei quali [si]
conosce tutt'al più, e solo vagamente, la sostanza".Con amicizia: Tuo Jeohanan
Parva suburbani munuscula mittimus horti...
(Ti mando i poveri doni del mio orto fuori città)
[Marziale; VII, XLIX]

Jeohanan