Ho un idea per un racconto...o, nel caso Danila Comastri Montanari legga queste righe può prenderne spunto, se crede...anzi, mi farebbe anche piacere...
Ambientazione: Roma
Publio Aurelio, nel corso delle indagini si è fatto molti nemici...soprattutto fra i padri coscritti.
Publio Aurelio Stazio Conosce una stupenda fanciulla, che chiede insistentemente di sposarlo (si evince che teme qualcosa): troppo giovane e troppo lontano all'idea di sposarsi lui,
Aurelio rifiuta. La ragazza, però viene ritrovata morta alcuni giorni dopo, apparentemente suicida: i genitori scoprono dal cadavere che la ragazza non è più vergine (e da morta anche meno, aggiungerei

) e vengono a sapere che il giorno prima si era recata dal nostro protagonista...senza contare che negli ultimi tempi, la ragazza pareva inquieta e spaventata. Così i genitori, spinti anche ai nemici di Publio Aurelio (magari fra i senatori)lo accusano di
Stuprum e lo trascinano in tribunale,d'innanzi allo stesso imperatore che, venuto a sapere della cosa, desidera condurre il giudizio di persona.
Il reato di
Stuprum viene punito con la confisca dei beni e l'esilio, ma in virtù di una certa buona fama e dell'amicizia che lo lega con l'Imperatore,
Aurelio, previo congelamento di ogni suo bene, si vede rimandato il suo esilio a
tre mesi...tale sarà il tempo che avrà a disposizione per dimostrare la sua innocenza e recuperare la sua vita!
In questa indagine i suoi amici, che nutrono seri dubbi sono più restii ad aiutarlo, stavolta...
Servilio si astiene da ogni azione e giudizio, roso dai dubbi sul suo migliore amico;
Pomponia, dapprima adirata e sconvolta deciderà solo poi di aiutarlo lasciandogli il beneficio del dubbio (ma sempre con discrezione), l'imperatore
Claudio afflitto dalla vicenda riesce solo a rimandare la sentenza di tre mesi (il che è anche storicamente attndibile, perchè Claudio prendeva molto seriamente il suo dovere di giudice e spesso dirimeva casi civili e penali di persona!!!), la sua casa e i suoi beni vengono requisiti e i suoi schiavi vengono affidati alla custodia di
Paride, mentre solo
Castore, il fido liberto, resta al suo fianco per l'indagine più importante del suo
Domine.
Quest'indagine è particolare, perchè
Aurelio non disporrà più di sesterzi per comprare informazioni, il tempo gli sarà nemico, poichè dovrà trovare il vero colpevole, prima che debba arrendersi all'esilio e perdipiù si ritroverà a dover affrontare uno stile di vita del tutto sconosciuto per lui...la vita del povero.
Il tutto condito da gustosi episodi che vedono protagonista un
Castore che insegna (e gongola da matti) all'ex padrone a sopravvivere nei quartieri poveri e alle dure condizioni di vita...duro lavoro per guadagnarsi il pane, espedenti vari (magari qualche giocata d'azzardo) e solo sei ore al giorno per poter indagare (è storicamente accertato che, a parte servizi terziari o lavori straordinari, a Roma si lavorava solo fino alle 12-13 e il pomeriggio era libero...poveri inclusi).
In fondo aurelio ha già assaggiato a dura vita del bracciante, no? In "Cui Prodest?" si finse addirittura uno schiavo!
cosa ne pensate? commentate, prego...